3 years ago

TRAILER DI PRESENTAZIONE 
di Novella Aurora Spanò e Piergiorgio Scuteri

Il documentario tratta la storia di Filippo Bentivegna, scultore di Sciacca, nato nel 1885, morto nel 1967.
Apparentemente, un’esistenza come tante altre, un’origine contadina, la miseria, la traversata transatlantica, il sogno americano del riscatto sociale.

In America, agli inizi del ‘900, lavora alla costruzione della grande ferrovia americana Est - Ovest. Si racconta che in una colluttazione con un rivale in amore venga colpito violentemente alla testa con un bastone.
Da allora perde la ragione.

Nel 1919 Bentivegna torna in Sicilia con un po’ di dollari ed un certificato su cui è scritto “inabile al lavoro”.

Qui finisce la storia di quell’uomo e ha inizio quella di un artista outsider, Filippo delle Teste.
Lui, di teste, ne scolpisce più di tremila in cinquant’anni, erigendo quello che chiamano il “Giardino incantato”, un luogo straordinario, singolare, dove Filippo genera il più strano dei raccolti, dando vita ad una affascinante quanto sconvolgente rappresentazione.
L’ossessione satura lo spazio, quel giardino dove ogni giorno, per anni, si rifugia a lavorare la pietra e il legno. Con le sue teste scolpite dà vita ad una società parallela di cui egli è il signore incontrastato, su cui vige la sua legge, il suo occhio, le sue mani. Volti su volti staccati dal fondo della pietra, sguardi che animano lo spazio, che prendono vita tra gli alberi, in mezzo all’erba.
Un progetto totalizzante, un imperativo inconscio da “caso clinico”, come qualcuno ha scritto, “arte della follia”, certamente l’espressione di un personale senso della vita, la realizzazione di un luogo unico, pieno di fascinazione, inquietante, invitante. Dubuffet, il teorizzatore dell’Art Brut, ne comprende la portata, ne raccoglie la testimonianza, quelle teste oggi esposte presso il Museo dell’Art Brut a Losanna.
A buon diritto Bentivegna diventa un rappresentate inconsapevole di una larga schiera di artisti che del disagio psichico e della follia fanno “materiale” su cui costruire la loro opera; quadri, sculture, pezzi realizzati in istituti, nei manicomi, in luoghi dimenticati dove l’arte riesce ancora a prendere la parola per restituirla agli “outsider” fuori del recinto del mondo.

Novella Aurora Spanò


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